{"id":1707,"date":"2019-08-28T10:26:10","date_gmt":"2019-08-28T10:26:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sportsnewsforyou.com\/?p=1707"},"modified":"2019-08-28T10:26:10","modified_gmt":"2019-08-28T10:26:10","slug":"martina-cufar-arrampicare-in-yosemite-indian-creek-ed-altro-ancora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/googmn.com\/?p=1707","title":{"rendered":"Martina Cufar: arrampicare in Yosemite, Indian Creek ed altro ancora"},"content":{"rendered":"<h2>Dal 15 aprile al 15 giugno Martina Cufar ha viaggiato negli Stati Uniti per il suo primo approccio ad Indian Creek, Yosemite, Tuolome Meadows ed i Needles..<\/h2>\n<p><p>A met&agrave; Aprile Martina Cufar &egrave; volata dalla Slovenia all&rsquo;America dove, assieme a Stephanie Bodet, Arnaud Petit e Sean Leary ha viaggiato per un mese scoprendo le gioie ed i dolori dell&rsquo;arrampicata tradizionale negli States. Partendo da un umile inizio con fessure di 6a off-widths fino ad arrivare a salire Sua Maest&agrave; El Capitan in Yosemite lungo la via Golden Gate. Ecco il suo interessante racconto di viaggio.<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: bold;\">Arrampicare in America &ndash; incantata da El Capitan di Martina Cufar<\/span><br \/>Nel 1997 sono andata in Yosemite Valley il giorno prima di una gara a San Francisco. Solo uno sguardo a El Capitan fu sufficiente perch&eacute; rimanesse nei miei sogni per quasi 10 anni. In tutti gli anni di competizioni che seguirono la parete era sempre l&agrave;, da qualche parte nella mia mente. &ldquo;Quando finir&ograve; di competere andr&ograve; a scalare El Capitan&rdquo;, sono state le parole che mi sono ripetuta infinite volte.<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: bold;\">E le parole sono diventate realt&agrave;<\/span><br \/>Giusto prima della mia ultima gara ho trovato un gruppo disposto ad andare negli USA e ho comperato il biglietto. Mi sono unita ad un gruppo di tre arrampicatori francesi; due di loro li conoscevo gi&agrave; bene dal mio periodo di gare, Stephanie Bodet e Arnaud Petit, mentre il terzo era Nicolas Khalisz. Tutti avevano gi&agrave; molta esperienza con l&rsquo;arrampicata tradizionale e le big wall (l&rsquo;anno scorso hanno salito la Cascata degli Angeli in Venezuela). Io invece ero una &ldquo;pivella&rdquo; in questo tipo d&rsquo;arrampicata per cui ero felice di far parte di un gruppo cos&igrave; esperto. Subito prima di partire Nicolas si fece male, cos&igrave; restavamo in tre, ma ero certa che avrei trovato un compagno. Anche perch&eacute; non avevo particolari progetti; solo acquisire pi&ugrave; esperienza possibile nell&rsquo;arrampicata in fessura, nel piazzare le protezioni e nelle tecniche usate nelle big wall&hellip; poi, naturalmente, salire El Capitan, a tutti costi. Il viaggio era abbastanza costoso per me dato che non avevo nessuna attrezzatura per l&rsquo; arrampicata trad, ma sapevo che questo sarebbe stato un buon investimento per il futuro.<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: bold;\">Indian Creek &ndash; &egrave; possibile arrampicare in fessure e divertirsi?<\/span><br \/>Questa &egrave; stata la mia domanda dopo la prima esperienza con l&rsquo; arrampicata in fessura. Tutto fa male: mani, piedi, e tutto corpo soffrono. Abbiamo iniziato il nostro tour americano da Indian Creek (Utah), conosciuta per le sue incredibili falesie di arenaria con perfette fessure. Ci sono molte vie verticali e diritte, alte 30 metri e pi&ugrave; e di differenti misure. Niente appoggi per i piedi, niente tacche per le mani. E quando non capisci come ti devi incastrare diventa un grande problema. All&rsquo;inizio non sono riuscita a salire nemmeno un 5.10 (6a). Ma non mi scoraggiai, ero disposta ad imparare. Oltretutto avevo buoni esempi attorno a me che mi dimostravano che l&rsquo; arrampicata in fessura &egrave; facile. O almeno sembrava facile guardando Stephanie, Arnaud ed i locals arrampicare. Ho imparato che le tecniche usate nell&rsquo;arrampicata in fessura (ed i muscoli usati) sono veramente differenti da quelli da me conosciuti nella mia quasi ventennale carriera.<br \/>Dovevo farcela anche con un&rsquo;altra novit&agrave;: non c&rsquo; erano spit. Non avevo mai posizionato un Camalot nella mia vita, e all&rsquo;inizio questo mi ha inquietato non poco. Quando stai lottando con una fessura &egrave; difficile trovare il giusto Camalot, piazzarlo bene e arrampicarci sopra. Ho messo parecchi giorni prima di superare la paura di cadere su una mia protezione.<br \/>Nonostante tutti i problemi, le sofferenze ed i dolori muscolari, mi sono svegliata ogni giorno con nuove motivazioni. E i miei sforzi sono stati presto ripagati. Sentivo i progressi che stavo facendo Che sollievo! Ero in grado di rilassarmi nel mezzo di una via e ammirare il panorama grandioso attorno ad Indian Creek. Ho salito il mio primo 5.11, poi un 5.12, ed ero tanto felice quanto avessi fatto un 8b! Nell&rsquo;ultima sera ero veramente vicina a fare Ruby&#8217;s Cafe 5.13a, una bella fessura di dita, che Stephanie aveva salito il giorno prima. Ma nell&rsquo;arrampicata in fessura i gradi non sono cos&igrave; importanti come nel calcare; la difficolt&agrave; dipende molto dalla misura della fessura. Per gli europei, le fessure di dita sono facili mentre le off-widths veramente difficili.<\/p>\n<p>Avevo guardato il film &ldquo;Return to Sender&rdquo; dove tutte le tecniche di incastro sono mostrate veramente bene: sembrano molto pi&ugrave; facili di come siano poi veramente! L&rsquo;arrampicatore descrive la misura della fessura con i colori dei vari Camalot. I miei favoriti erano il rosso ed il giallo (incastri di mano), non mi piacevano il verde ed il viola, dove bisognava incastrare le dita &ndash; povere! Si tratta di arrotolarle e spremerle come se il giorno dopo volessi comprarne un nuovo paio al supermarket! Ma la peggiore &egrave; la fessura fuori misura (off-widths), dove devi incastrare entrambe le mani e, contemporaneamente, anche ginocchia e cosce&hellip;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: bold;\">Sua maest&agrave; &#8211; El Capitan<\/span><br \/>Dopo avere imparato queste cose era gi&agrave; ora di spostarsi in California. E non eravamo gli unici a farlo. Maggio &egrave; il periodo dell&rsquo;anno in cui diventa troppo caldo nel deserto (Indian Creek) quindi gli arrampicatori si spostano, come nomadi, in Valle (Yosemite), dove le condizioni diventano perfette per le scalate. <\/p>\n<p>Stephanie e Arnaud volevano salire Free rider, quindi io dovevo trovare un partner, e sono stata veramente fortunata! Ho incontrato Sean Leary, un local della Valle. Aveva gi&agrave; salito tutte le vie classiche e il suo progetto quest&rsquo;anno era di salire in libera The Golden Gate (5.13b, 41 tiri). E&rsquo; stato un grande maestro per me. All&rsquo;inizio abbiamo progettato di salire un paio di vie classiche per capire il granito, le technique utilizzate neile big wall ecc. Ma poi le condizioni in Valle erano cosi perfette che lui ha voluto iniziare subito il suo progetto. Il mio secondo giorno in Yosemite, ed ero gi&agrave; su sua maest&agrave; El Cap! Mentre camminavo alla sua base mi &egrave; venuta la pelle d&rsquo;oca su tutto il corpo: questa parete emana un&rsquo;energia speciale!<\/p>\n<p>Fare una via su El Capitan significa implementare la tattica giusta. E ancora una volta tutto era nuovo per me! Siccome Free rider e Golden Gate hanno i primi 24 tiri in comune, abbiamo fissato le corde fino al Hollow Flake assieme a Stephanie e Arnaud. Il giorno dopo abbiamo recuperato i nostri grandi e pesanti sacchi fino a questo punto per poter salire velocemente e leggeri almeno sulla prima parte della via durante la salita &ldquo;vera&rdquo;. E&rsquo; incredibile quanto mangiamo e beviamo! Ero consapevole di questo mentre mettevamo tutto negli haulbags, e ancora di pi&ugrave; quando li stavamo ricuperando! Erano cosi pesanti, dovevamo essere in due all&rsquo;altro capo della corda per tirarli su, e abbiamo faticato non poco a recuperarli lentamente su per la parete. E ovviamente si sono incastrati dietro ogni possibile angolino!<\/p>\n<p><br style=\"font-weight: bold;\" \/><span style=\"font-weight: bold;\">Golden Gate<\/span><br \/>Dopo un giorno di riposo (risalire con le jumar e recuperare i sacchi &egrave; stancante!) abbiamo iniziato The Golden Gate alla prima luce del 14 di maggio. Un orso appena 10 metri dall&rsquo;attacco mi ha convinto ad andare veloce \ud83d\ude09 e sei ore dopo avevamo gi&agrave; raggiunto i nostri sacconi in parete. La prima sezione della via non &egrave; particolarmente ripida, ma questo non significa che &egrave; facile. Ci sono delle placche tecniche non facili e probabilmente il tiro pi&ugrave; lungo su El Cap, The Hollow flake, che io ho chiamato The Horror flake. Prima sali fino ad un vecchio chiodo, poi scendi in D&uuml;lfer gi&ugrave; per una lunga fessure di dita, traversi, poi inizi un off-width di 20 &ndash; 30m improteggibile. Alla fine l&rsquo;unico chiodo si trova circa 15m pi&ugrave; in basso a destra. Non devi neanche pensare alla possibilit&agrave; di cadere!<br \/>Dopo il Hollow Flake abbiamo rallentato un po&rsquo; a causa dei due sacconi che pesavano pi&ugrave; di 100 kg (15 galloni d&rsquo;acqua). Ma non era tutto; alla fine della giornata ci aspettava il Monster Crack 5.12a! Questa off-width di 40m, anche chiamata &ldquo;The European crux&rdquo; ovvero il passaggio chiave europeo, per me si &egrave; rivelata il punto pi&ugrave; duro di tutta la via! Sean l&rsquo;ha fatta in scioltezza, io invece ero persino troppo stanca per provarla, quindi l&rsquo;ho salita il giorno successivo, dopo una lotta di quasi un&rsquo;ora. Sali 4 cm e scendi 3 per ogni passo, ti arrendi quasi ma poi miracolosamente il tuo piede rimane incastrato da qualche parte e questo ti permette di prendere fiato e trovare le forze per continuare, centimetro per centimetro&#8230;<\/p>\n<p>Nei giorni successivi eravamo lenti, non soltanto per i sacchi, ma anche perch&eacute; i tiri nella parte alta di El Capitan, dove questo tende verso lo strapiombante, diventano pi&ugrave; difficili. Sopra El Cap Spire, The Golden Gate si separa dalle pi&ugrave; affollate Salathe e Free rider. Ergo: non c&rsquo;erano pi&ugrave; tracce di magnesio, la linea non era ovvia e c&rsquo;era un po&rsquo; di vegetazione nelle fessure. A volte anche le soste non erano spittate. Ma a questo punto avevo gi&agrave; iniziato a fidarmi dei Camalots.<\/p>\n<p>Poi siamo arrivati alla prima noce da rompere: un traverso in discesa verso destra di circa 10m. Il muro era come uno specchio, con soltanto una lista e un appoggio svaso molto in basso. Per me troppo distante. Ho cercato una soluzione per un po&rsquo; (perch&eacute; credo che ci sia sempre un metodo, anche se sei piccola) ma poi mi sono arresa. Non volevo perdere troppo tempo li. Il mio intento non era di salire El Capitan in libera, ma di imparare il pi&ugrave; possibile e di aiutare Sean a realizzareil suo sogno. Dopo pi&ugrave; di 20 tentativi Sean &egrave; finalmente riuscito a fare questa sezione in discesa, e molto d&rsquo;equilibrio. Tutti quelli che hanno fatto la via (anche Yuji Hirayama che ha liberato questo tiro in un&rsquo;ora e mezza) dicono che questo sia il tiro pi&ugrave; difficile e nessuno sa come i fratelli Huber abbiano potuto darlo gradarlo soltanto come 5.12c.<\/p>\n<p>Il pi&ugrave; delle volte siamo saliti in alternata, ma avevo calcolato tutto per bene, cos&igrave; non ho mai dovuto fare quei paurosi off-width da prima \ud83d\ude09 Al quarto giorno abbiamo raggiunto il primo dei tre tiri di 5.13. Non sapevo ovviamente cosa aspettarmi, specialmente dopo le difficolt&agrave; neli&rsquo; off-widths di 5.11. Fortunatamente per&ograve; questi tiri erano pi&ugrave; &ldquo;stile europeo&rdquo; &ndash; alcune tacche, svasi e se c&rsquo;era una fessura, era per le dita. Ho persino flashato due di questi tiri, The Golden desert e The A5 traverse! Mentre su The move pitch sono rimasta bloccata da un passaggio che non sono riuscita a risolvere. <\/p>\n<p>Il sogno di Sean di salire la via in libera si &egrave; purtroppo frantumato sul Traverse: era cos&igrave; vicino a farlo&hellip; l&rsquo;aveva provato 5 volte ma dopo 6 giorni sulla parete era comprensibilmente senza benzina. La decisione di continuare verso la cima senza aver liberato quel tiro era difficile. Ma non avevamo abbastanza cibo e acqua per un altro giorno&#8230; In cima, dopo 41 tiri e 6 giorni avevamo entrambi un enorme sorriso in volto. Dopo tutto avevamo salito la via in libera (credo sia stata la 5a ripetizione, ma non ne sono sicura). E&rsquo; vero, non in uno stile ideale (perch&eacute; nessuno di noi era capace di salire tutti i tiri in libera) ma le big walls sono state salite in squadra e quindi questo era &ldquo;il nostro risultato&rdquo;. Trascorrere sei giorni in parete &egrave; stata un&rsquo;esperienza indimenticabile. Ho dormito in parete per la prima volta, con centinaia di metri d&rsquo;aria sotto di me. Ho amato l&rsquo;esposizione!<\/p>\n<p>Dopo Golden Gate abbiamo salito altre classiche (non tutte in libera) come Astroman sul Washington Tower (350m, 5.11c), Regular North West Face 5.12.d su Half Dome (23 tiri in giornata). Poi, quando &egrave; diventato troppo caldo per Yosemite, ci siamo spostati in alto a Tuolome Meadows e ai Needles, dove abbiamo salito vie pi&ugrave; facili di 4 tiri. <\/p>\n<p>Tra una via lunga e l&rsquo;altra mi sono &ldquo;riposata&rdquo; su vie pi&ugrave; corte e boulder. Non la pi&ugrave; difficile, ma certamente la pi&ugrave; famosa &egrave; stata Separate Reality 5.12a. E&rsquo; stato Ron Kauk che nel 1978 ha salito per la prima volta questa incredibile fessura che incide il tetto, e le foto pubblicate sulle riviste avevano portato un&rsquo;altra leggenda in Yosemite &#8211; Wolfgang G&uuml;llich, che pi&ugrave; tardi l&rsquo;ha salita senza corda. <\/p>\n<p><span style=\"font-weight: bold;\">Fine della avventura<\/span><br \/>La fine della mia avventura &egrave; stata abbastanza tumultuosa, ma non ha avuto niente a che vedere con l&rsquo;arrampicata. A parte gli enormi ritardi negli aeroporti, il mio gomito gonfio (che mi aveva reso impossibile l&rsquo;arrampicata negli ultimi giorni) ha reso il ritorno un incubo. I ritardi all&rsquo;aeroporto JFK mi hanno bloccata per altre 24 ore, con il mio gomito che cresceva di minuto in minuto. Invece di dormire in qualche bel albergo, sono rimasta in ospedale &ldquo;sotto&rdquo; antibiotici. La mia lunga lista di &ldquo;prime volte&rdquo; &egrave; quindi diventata ancora pi&ugrave; lunga: primo viaggio in ambulanza, prima notte in ospedale, prima infusione di antibiotici e, al mio rientro in Slovenia, prima narcosi e operazione&#8230; Tutto questo &egrave; stato molto pi&ugrave; duro che 6 giorni sulla Golden Gate!<\/p>\n<p>Fortunatamente per&ograve; non era nulla di serio, Tutti i miei muscoli e tendini sono a posto, e spero di ritornare ad arrampicare entro breve. Il tutto &egrave; stato dovuto ad un&rsquo;infezione del gomito. Quando ho contato tutti i tiri fatti in America (190) e i metri saliti con i jumar, non mi sono pi&ugrave; meravigliata che il mio gomito abbia cominciato a protestare. Ma non riesco a rimanere ferma se vedo una bella via. E in Yosemite ce non sono tante!<\/p>\n<\/p>\n<p>\tClick Here: <a href='https:\/\/www.realivegolf.com\/golf-drivers' title='Cheap Golf Drivers'>Cheap Golf Drivers<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 15 aprile al 15 giugno Martina Cufar ha viaggiato negli Stati Uniti per il suo primo approccio ad Indian Creek, Yosemite, Tuolome Meadows ed i Needles.. A met&agrave; Aprile Martina Cufar &egrave; volata dalla Slovenia all&rsquo;America dove, assieme a Stephanie Bodet, Arnaud Petit e Sean Leary ha viaggiato per un mese scoprendo le gioie&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-1707","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/googmn.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1707","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/googmn.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/googmn.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/googmn.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/googmn.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1707"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/googmn.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1707\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/googmn.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1707"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/googmn.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1707"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/googmn.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1707"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}